SDMA (symmetric dimethylarginine) nella diagnostica veterinaria: quale è lo stato dell’arte? Research and Diagnostic tool: the SDMA case – for research use only!

Il dosaggio dell’ SDMA (symmetric dimethylarginine) è utile o no? Tale strumento diagnostico è stato proposto per la diagnosi precoce di malattia renale cronica (CKD) nel 2015. Già allora risultava almeno strano come l’SDMA fosse capace di distinguere un danno acuto da uno cronico, essendo l’effetto comune delle due situazioni cliniche… Ebbene, a distanza di tre anni dalla pubblicazione del cosiddetto studio di “validazione” del test, emergono lavori che attestano come l’SDMA non riesca (ma come potrebbe mai?) a distinguere tra malattia renale cronica e danno acuto. Ma non basta. L’SDMA è un marcatore di danno glomerulare, eppure in alcune malattie, in cui è descritto tale danno ed altri marcatori sono utili nel monitoraggio terapeutico, l’SDMA risulta poco sensibile (es: leishmaniosi). Ed altri lavori, indicano come l’economico rapporto proteinuria/creatinuria sia più sensibile dell’SDMA. l’IRIS si limita a menzionare il possibile utilizzo dell’SDMA come strumento diagnostico, ma specifica che i dati sono “preliminari e prodotti da un unica fonte (IDEXX)”. Tutto ciò genera molta confusione tanto che, per quanto l’SDMA dovrebbe essere utile nella diagnosi PRECOCE di danno acuto o cronico, esso viene richiesto in casi di danno renale CONCLAMATO, aggiungendo nulla in quanto a diagnosi o prognosi. Ricordiamo che l’IRIS, oltre a individuare il range di normalità per la creatinina, specifica come possa essere suggestivo di danno renale l’aumento del valore della creatinina anche all’interno del suo range di normalità. Al contrario, IDEXX ha aumentato il range ritenuto “normale” della creatinina, sottraendo in tal modo sensibilità al dosaggio stesso (e facendo apparire l’SDMA quindi più sensibile …). Se l’SDMA potrà essere utile, ed in che modo, nella diagnosi delle patologie renali, è ancora oggetto di discussione. Ma al momento il suo utilizzo causa più confusione che chiarezza e appare più come il risultato di una buona operazione di marketing che di seria ricerca scientifica. Ritengo che una scarsa conoscenza del significato di “ricerca scientifica” e “diagnostica” sia la causa di tale confusione. Gli aspetti deontologici correlati a tale situazione sono discussi nel mio lavoro pubblicato nella rivista Vet. Clin. Pathol. 2018:47, 338-339(DOI 10.1111/vcp.12651).